Riprendiamoci il nostro destino!

LA NUOVA FRONTIERA DELL'ITALIA REPUBBLICANA.



domenicomastropasqua36@gmail.com

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E' mia opinione che la grandezza di GESU' CRISTO sia nell'aver affidato alla semplicità delle sue parabole il difficile compito

di rendere il più agevole possibile la comprensione del Suo  pensiero.

A tal proposito sarà utile rivisitare quanto precisato nel Vangelo di Marco, paragrafo "Peregrinazioni varie" (6.1), sottotitolo "La

missione dei dodici", laddove vengono riproposte le seguenti testuali parole di GESU':

"Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolte-

"ranno, andandovene , scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro".

Non v'è dubbio alcuno che con queste poche parole GESU' abbia voluto sottolineare l'importanza per il cristiano di rispettare

senza eccezione alcuna ogni fede religiosa con l'ovvio abbandono da parte di tutti dell'idea della supremazia di una religione

sulle altre.

Parole che - a ben vedere - costituiscono il principio base della convivenza pacifica tra i popoli pur con le loro incontestabili 

diversità.

Diversità che talvolta - non va assolutamente sottaciuto - rappresentano purtroppo un ostacolo insormontabile che impedisce

il raggiungimento di una visione uniforme su alcuni valori fondamentali.

A tal proposito sarà sufficiente citarne, tra i tanti, i due più emblematici che contrappongono la religione cristiana a quella mus-

sulmana:

1) la visione universale della chiesa cattoica basata sulla piena tolleranza contrapposta alla diversificazione messa in atto dal-

    la religione mussulmana che considera chi non è un suo praticante "un infedele";

2) la monogamia cattolica a fronte della poligamia dei mussulmani.

Ed è proprio su queste contrapposizioni che si impone da parte dei vertici della chiesa cattolica una profonda riflessione che

tenga nel dovuto conto la circostanza - tutt'altro che secondaria - che per i paesi occidentali la poligamia è un reato penalmen-

te rilevante.

A cui si aggiunge per altro verso un episodio di inaccettabile intolleranza accaduto tempo fa allorquando un uomo di religione

mussulmana - entrato in un'aula frequentata dalla figlia - manifestò tutta la sua disapprovazione nel vedere affisso ad una pa-

rete il crocifisso, finendo col gettarlo dalla finestra!!!

Ne discende che - per rendere possibile il superamento di siffatte contrapposizioni - si rende inevitabile che i cittadini di religio-

ne mussulmana che desiderano trasferirsi nei parsi occidentali siano tenuti a rispettare le leggi europee e, quindi, a far luogo

alla rinuncia di alcune facoltà permesse nei paesi di provenienza.

E' quindi del tutto prevedibile che queste rinunce - accompagnate, come sono, dalle scontate difficoltà che i richiedenti asilo  

trovano sul loro cammino per inserirsi nel tessuto produttivo del paese ospitante - creeranno col tempo una situazione di astio

verso le popolazioni di qust'ultimo che potrà dar luogo, sopratutto con le generazioni successive, ad atti di ribellione con le

inammissibili conseguenze che ciascuno di noi conosce attraverso i tragici attentati avvenuti sopratutto in Francia, nel regno 

Unito, in Spagna ed in Germania.

L'argomento è tutt'altro che finito. 

 

 

 

 

 

                                                                                                                                                                   

 

 

                                                                                                                                                                                                                              

E' giunto ormai il momento di occuparci delle tante devastanti contraddizioni che stanno da qualche tempo emergendo prepotentemente nella conduzione della cristianità laddove da una parte si difende ad oltranza la vita del singolo individuo:

1) combattendo ferocemente l'eutanasia;

2) criticando aspramente il ricorso a pratiche abortive;

3) invocando a gran voce la tutela dei minori contro il loro sfruttamento per fini sessuali ovvero per utilizzo dei loro organi,

e dall'altra rimanendo sostanzialmente indifferenti - al di là delle trite parole di convenienza - difronte alla catastrofe umanitaria connessa agli sbarchi di extracomunitari sulle coste italiane a seguito di una distorta applicazione del fenomeno della globalizzazione.

Sbarchi - è bene ribadirlo con fermezza - che inducono migliaia di minori non accompagnati a finire proprio nelle grinfie dei pedofili e dei mercanti di organi!

Difronte a questa inammissibile ecatombe tutti si aspettavano che le alte sfere ecclesiastiche rivolgessero un fermo monito ai governanti europei affinchè - abbandonando le loro odiose contrapposizioni - si impegnassero ad ostacolare con ogni mezzo le partenze dalle coste libiche di tanti disperati.

E ciò a prescindere dal buon fine di siffatta irrinunciabile iniziativa.

Invece assistiamo giornalmente ad un Vaticano che non perde occasione per rivolgere un accorato invito alla comunità europea  di tenere sempre aperte le porte agli extracomunitari offrendo così implicitamente un'arma  formidabile ai trafficanti di esseri umani i quali possono di conseguenza assicurare a tutti coloro che vogliono attraversare il mediterraneo il fattivo intervento dei mezzi di soccorso!

E la gente continua a morire a migliaia.

A questo punto occorrerebbe che da parte delle alte sfere cattoliche si provveda ad una salutare profonda riflessione sull'ammissibilità che un siffatto scriteriato comportamento possa trovare la piena approvazione del nostro Padre eterno.

Proprio per fare piena luce sull'attuale epocale problema concernente il trasferimento di masse di emigranti da un continente all'altro, farò seguito con altri articoli nell'intento di far emergere le reali motivazioni che stanno alla base di questo gigantesco fenomeno.

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                                                                                                             

Siamo tutti consapevoli dell'esistenza nel nostro martoriato Paese di una inarrestabile deriva corruttiva emersa in tutta la sua drammaticità a partire dal secondo dopoguerra; un fenomeno tuttavia che è stato deliberatamente ed irresponsabilmente sottovalutato dai nostri governanti al punto tale da indurre taluni politici a definire in un recente passato la mafia una leggenda metropolitana! 

Solo di recente le nostre Istituzioni non hanno potuto evitare di prendere atto dell'enorme diffusione del fenomeno corruttivo, risultato ai fatti talmente generalizzato da mettere in pericolo - in assenza di adeguate tempestive iniziative - il suo ridimensionamento entro limiti compatibili con una civile convivenza.

 Ho messo mano, quindi, al libro "Gli inconfessabili retroscena del colossale crac della Parmalat" nel tentativo di risalire alle cause che stanno alla base di un siffatto scempio prendendo lo spunto dal comportamento dei vertici pro-tempore della Banca d'Italia - una Istituzione che gode tuttora di un prestigio assolutamente ingiustificato sol che si ponga la giusta attenzione alle gravissime omissioni da essa perpretate, ieri come oggi, difronte ad episodi di assoluto malaffare, penalmente rilevanti. 

 In questa mia impegnativa ricerca ho dovuto, però, prendere atto, mio malgrado, che - al di là delle affermazioni di circostanza rese in pubblico dai tanti personaggi del variegato teatrino politico/economico di casa nostra - il fenomeno corruttivo non sembra scandalizzare più di tanto vista la nota rinuncia degli stessi a porre in discussione l'operato di coloro che quello scempio non lo hanno ostacolato.

 Al fine, quindi, di riportare alla normalità il nostro disastrato Paese, occorrerebbe voltare pagina una volta per tutte accettando il principio che non esistono idoli intoccabili ma tutti devono rispettare le regole che sono alla base di un Paese che vuole definirsi civile.

 Per raggiungere questo improcastinabile risultato gli italiani - che non mancano di scimmiottare lo stile di vita seguito dagli statunitensi - devono tenere debitamente presente che gli stessi non hanno esitato più di tanto a mettere sotto accusa i loro Presidenti pro-tempore pur sulla base di motivazioni di non rilevante spessore mentre in Italia non si riesce a mettere sotto processo nemmeno i tanti burocrati disonesti che infestano il nostro Paese. 

 Ed ecco perchè è assolutamente necessario non lasciare cadere - in questo momento di crisi di un sistema che ha portato all'attuale disastro - la ghiotta occasione di ribadire l'assoluta esigenza di fare irrinunciabile pulizia nelle nostre Istituzioni utilizzando all'uopo il contenuto di questo mio libro.

 Ricordando che un buon chirurgo non esita ad affondare in profondità il bisturi pur di assicurare la successiva guarigione del paziente.

                                                                                                                                                                                                                                     

 E' il titolo del mio libro, di recente pubblicazione, con il quale  - oltre ad occuparmi del crac della PARMALAT nei suoi inconfes-

 sabili retroscena - affronto un tema assai scottante: quello cioè dell'inarrestabile, devastante declino di una Istituzione già pre-

 stigiosa: la Banca d'Italia.                 

 

Se volete saperne di più consultate il mio libro qui di seguito riportato:

Gli inconfessabili retroscena del colossale crac della PARMALAT.pdf (653666)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

                                                                                                                                                                                                                    

 

Con raccomandata inviata in data 12/11/1992 richiamavo l'attenzione dell'allora Governatore della Banca d'Italia, dr. Carlo Aze-

lio Ciampi, sulla esistenza di procedure non regolari messe in opera da una Cassa di Risparmio a rilevanza nazionale presente

nella capitale facendo  così presente nella circostanza:

"Ove a ciò si aggiunga il fatto che sono ormai anni che la nostra città è percorsa da consulenti bancari che offrono un percorso

"privilegiato per l'ottenimento di mutui e finanziamenti  dietro versamento di una percentuale sull'erogato che andrebbe dal 4%

"al 10% a seconda delle "difficoltà" da superare, il quadro che ne viene fuori non è certo dei più esaltanti.

"Che un tale prelievo lo si possa, poi, far rientrare nel novero delle "tangenti" - tanto di moda in questi tempi - o del "pizzo" di si-

"ciliana memoria o di qualcos'altro non fa in verità molta differenza, resta invece lo squallore di una realtà che andrebbe combat-

"tuta con tutti i mezzi disponibili, sopratutto da parte di chi - come la Banca d'Italia - è istituzionalmente deputata al controllo del

"sistema bancario.

"Quale migliore occasione per un salutare quanto necessario controllo in un settore che la fusione delle tre banche ha reso ancor

"più delicato?

"Ma l'occasione è stata fatta cadere.

Questo inaccettabile disinteresse mostrato ancora una volta dall'Organo di Vigilanza ha avuto come prevedibile conseguenza

il diffondersi del devastante fenomeno a livello nazionale come sta lì a dimostrarlo incontestabilmente il recente malaffare emer-

so in occasione delle concessioni delle linee di credito da parte  del Monte dei Paschi di Siena.

Ben altra sarebbe stata la situazione del settore se detto Organo di Vigilanza non avesse da fin troppo tempo diluito il proprio

controllo sull'universo bancario pur essendo stato lo stesso funestato in un passato piuttosto recente da scandali di rovinose

proporzioni.

Ciò è potuto accadere a causa del gretto centralismo attuato da decenni dalla Banca d'Italia - cui per legge è demandato il de-

licato compito di sottoporre a periodici controlli le aziende di credito del sistema - di riservare a sè ed alla sua Vigilanza Cen-

trale la verifica sulle medie e grandi banche (quelle, cioè, che risultano ai fatti detenere il potere finanziario) lasciando alle pro-

prie filiali periferiche il solo controllo sui piccoli organismi.

Sulla base, poi, di tali controlli il Direttorio ed i responsabili della Vigilanza Centrale pro-tempore sono andati tessendo una se-

rie di rapporti privilegiati che hanno consentito loro non solo di posizionare presso ben individuate aziende del sistema innume-

revoli dirigenti della Banca d'Italia di "stretta osservanza" ma anche di ottenere dalle stesse l'appoggio incondizionato per una 

serie di operazioni a sostegno di talune grandi imprese gradite ai vertici stessi.

Quale allora la terapia d'urto per riportare alla normalità un settore così delicato?

Non sembra sussistere altra soluzione che la separazione dalla Banca d'Italia dell'attività di controllo sul sistema bancario, se-

parazione che ci metterebbe finalmente in sintonia con gli altri paesi dell'Unione Europea, dove da anni il controllo sulle azien-

de di credito viene svolto da soggetti diversi dalla Banca Centrale.

Dr. Domenico Mastropasqua, già Ispettore della Banca d'Italia e già Ispettore Tributario.

 

 

 

Varrà la pena di ricordare - per una necessaria chiarezza del problema oggetto dell'indagine - che a seguito di una rilevazione ef-

fettuata dalla Banca dei Regolamenti Internazionali è risultato che il nostro sistema bancario ha evidenziato negli ultimi anni un

ammontare di sofferenze capace di erodere circa i 2/3 del suo patrimonio complessivo  e di incidere sul totale dei prestiti erogati

con poco meno di dieci punti percentuali che ci colloca nella poco gradita classifica mondiale al terzo posto dietro l'India, che evi-

denzia un rapporto superiore al 15%, e a ridosso del Messico, che a sua volta registra una percentuale superiore al 12%.

Difronte ad una così evidente compromissione della gestione del credito nel nostro Paese, che cosa fa la Banca d'Italia?

Anzichè pretendere dai responsabili bancari di provvedere con la massima tempestività a rimuovere tutti coloro che questo risul-

tato catastrofico hanno prodotto con il loro irresponsabile scandaloso operato altrimenti voluto - non mancando nella circostanza

di sottolineare che lasciando ai loro posti i protagonisti di tale scempio la situazione non potrà che peggiorare trascinando così

nel baratro la platea dei contribuenti italiani chiamati, come sempre, a ripianare i tanti errori prodotti da questa vergognosa politi-

ca creditizia che continua a premiare comportamenti manifestamente dirompenti - è giunta persino ad attribuire alle aziende di cre-

dito del sistema la facoltà di cedere "pro soluto", a fronte di contropartite di ammontare ridicolo, crediti in sofferenza di difficile esa-

zione, autorizzandole in buona sostanza a portare a spese del conto economico dei loro bilanci annuali il risultato della loro scan-

dalosa inefficienza ovvero della loro compromettente gestione del denaro pubblico (che di questo, purtroppo, si tratta!), concorren-

do così a sottrarre all'erario migliaia di miliardi di Euro, che altrimenti verrebbero tassati a totale beneficio del deficit statale ed a 

conseguente parziale ristoro del pesantissimo prelievo fiscale oggi gravante sui contribuenti italiani.

Sarà nostra cura illustrare nei prossimi articoli le ulteriori discutibili iniziative promosse dal nostro Istituto di Emissione a favore 

delle banche del sistema.

 

 

 

 

 

 

La recente approvazione da parte del nostro Parlamento della legge che ha conferito alla Banca d'Italia la facoltà di procedere al-

la rivalutazione delle quote del suo capitale sociale in mano alle aziende di credito partecipanti ha il pregio di far capire anche ai

più riottosi a che punto è giunto il nostro Istituto di Emissione il quale - anche a costo di perdere per l'ennesima volta la sua trabal-

lante credibilità difronte all'opinione pubblica - non si è lasciata sfuggire la ghiotta occasione di offrire alle medesime una sostan-

ziosa plusvalenza in bilancio, tanto più invocata se rapportata alla pericolosissima esplosione dei protesti bancari che sta com-

promettemdo l'assai precario equilibrio dei loro conti economici.        

L'ennesima conferma di quanto immane sia il potere che esercita il sistema creditizio nostrano sopratutto quando il Parlamento

continua a legittimare con incarichi ministeriali di prestigio l'operato del vertice della banca d'Italia che - anzichè riflettere dovero-

samente sul totale fallimento dell'attività di controllo sulle banche esercitata dalla "Vigilanza" come conseguenza della scelta 

scellerata compiuta dal Direttorio alla fine degli anni '70 diretta più ad assecondare che a contrastare le devastanti procedure po-

ste in essere dai responsabili delle più importanti aziende di credito operanti in Italia giungendo perfino ad assicurare una vergo-

gnosa copertura ad alcuni ben individuati avventurieri sempre presenti nel delicato comparto (il devastante malaffare emerso nel

Monte dei Paschi di Siena costituisce, a ben vedere, soltanto l'ultima in ordine di tempo ) - si adopera in tutti i modi a porre in es-

sere ogni espediente pur di alimentare il potere delle stesse a scapito della massa dei contribuenti onesti spremuti oltre ogni limi-

te.

A ulteriore supporto di questo scandaloso modo di operare dell'Istituto di Emissione sarà sufficiente esaminare alcune delle più

tracotanti  iniziative assunte dallo stesso in un recente passato partendo da quella mirata a risolvere in modo eclatante il problema

della vergognosa gestione clientelare da parte delle stesse.

Mi riservo, quindi, di affrontare questo spinoso argomento nel prossimo articolo.

                                                                                                       

 

 

 

                                                                                                                             

Assolutamente inimmaginabili sono, poi, le conclusioni raggiunte dai protagonisti dei seguenti due episodi, che stanno lì a dimo-

strare l'abisso in cui è sprofondata l'etica di una moltitudine di personaggi che pur non perdono occasione, mediante organi di 

stampa, di presentarsi agli italiani come fustigatori inflessibili del malcostume imperante!

Ma procediamo con il primo.

Sempre spinto dal desiderio di trovare qualcuno che avesse il coraggio civile di affrontare a muso duro le tante violazioni di legge

compiute nella vicenda PARMALAT, mi indussi  a parlarne con un sindacalista a cui chiesi di segnalarmi il nome di un giornalista

di un periodico a valenza nazionale interessato ad affrontare sulla stampa la spinosa vicenda.

Mi assicurò di potermi in qualche modo aiutare visto che da tempo era in cordiali rapporti con un redattore del settimanale MILA-

NO/FINANZA, responsabile del settore economico.

Curai, quindi, di prendere contatti telefonici con l'interessato, invitandolo a venirmi a trovare a casa mia. Trovandosi, però, momen-

taneamente occupato con altra delicata vicenda, mi segnalò il nome di un suo stretto collaboratore al quale - in occasione della 

sua visita - feci tenere copia dei primi quattro esposti con l'intesa che, dopo attenta lettura , si sarebbe fatto sentire nel giro di po-

chi giorni.

Di giorni, tuttavia, ne passarono parecchi al punto tale da indurmi a prendere l'iniziativa di contattarlo per le vie telefoniche.

Con visibile imbarazzo mi precisò che - risultando implicato nella vicenda il Presidente del Gruppo Cassa di RIsparmio di Roma -

erano obbligati a lasciar cadere ogni iniziativa in quanto MILANO/FINANZA era azionista della Banca di Roma e, pertanto, non

potevano andare contro i propri interessi visto che uno scandalo di quelle dimensioni avrebbe avuto conseguenze pesantemente

negative sul titolo della banca in questione!

Assolutamente incredibile!!!

Dò per scontato che alla lettura di queste righe pioveranno smentite a tutto piano, come è prassi consolidata in questo nostro Pae-

se ogniqualvolta la gente viene messa difronte alle proprie responsabilità.

Ma l'attendibilità di quanto affermato è facilmente verificabile andando a scorrere l'elenco dei soci della Banca di Roma, dove è

verosimile possano trovarsi sia la stessa MILANO/FINANZA  sia il redattore da me contattato inizialmente.

Ad ulteriore supporto  di quanto da me riportato, c'è il contenuto del foglio a me indirizzato dalla sede romana del predetto perio-

dico che qui si ripropone:

"Mi scuso con lei dell'accaduto.

"...................(come tanti altri colleghi) è in ferie in questi giorni.

"A presidiare la redazione romana di MF siamo rimasti solo in due e, purtroppo, non riusciamo a dedicarci a tutto quello che vor-

"remmo.

"Il documento che ci ha sottoposto è di sicuro interesse e meriterebbe opportuni approfondimenti che in questo momento non sia-

"mo in grado di compiere.

"Scusandoci ancora dell'accaduto..............

Approfondimenti che - come peraltro già avvenuto in tante altre delicate vicende di interesse nazionale - non hanno avuto alcun

seguito nemmeno nei momenti successivi!!!

                                                                                      /////////////////////////////////////

Altrettanto incredibili appaiono, poi, le conclusioni raggiunte nel secondo episodio che ha avuto come protagonista il giornalista

del "CORRIERE DELLA SERA", Sergio Rizzo, autore, insieme al suo collega Gian Antonio Stella, del bestseller "LA CASTA",

la cui lettura mi fece ben sperare in un suo possibile coinvolgimento su un tema tanto scottante come quello del crac della PAR-

MALAT.

Decisi, così, di contattarlo telefonicamente presentandomi naturalmente come ex Ispettore della Banca d'Italia, spettatore suo mal-

grado di comportamenti oltre il lecito dei vertici di detto Istituto,  precisandogli che sarei stato lieto - ove l'argomento fosse stato da

lui ritenuto di sicuro interesse - di riceverlo a casa per mostrargli la documentazione in mio possesso che quei comportamenti evi-

denziava in modo netto ed inconfutabile. 

Nel consegnargli copia dei miei esposti, volli richiamare la sua attenzione sui "rapporti inquietanti" esistenti tra i vertici pro-tempo-

re della Banca d'Italia ed il Presidente del Gruppo Cassa di Risparmio di Roma, rag. Cesare Geronzi.

A sentire pronunciare il nome di detto personaggio ebbe un moto di stizza a cui fece seguito una affermazione di questo tipo "Il

personaggio da lei citato è a tutti gli effetti un intoccabile"!

Per la qualcosa - pur trattenendosi i documenti a lui esibiti - fece chiaramente capire che era purtroppo impossibilitato a dare un

seguito alla spinosa vicenda!

In proposito non si può del tutto escludere - come di norma accade in siffatte circostanze - che possano pervenire dall'interessato

secche smentite a quanto da me testè evidenziato.

Ciò non toglie che è del tutto inimmaginabile che quanto da me rappresentato con la consueta chiarezza e responsabilità possa

valutarsi semplicisticamente come frutto della mia fantasia, tanto più se si tiene nel dovuto conto le tante coperture che il perso-

naggio in questione ha sempre goduto e tuttora gode presso le sitituzioni del nostro Paese.

 

A chiusura  di questo deludente percorso a seguito della suesposta indifferenza mostrata dai personaggi da me coinvolti sulla spi-

nosa vicenda del crac PARMALAT, decisi di tentare ancora una volta di interessare la stampa quotidiana intrattenendo il nuovo 

Direttore di "LIBERO" come pure de "IL GIORNALE" e de "LA PADANIA" con la raccomandata del 26 ottobre 2009 il cui testo si

riporta qui di seguito nei suoi passi più rilevanti:

"Le durissime polemiche che da fin troppo tempo vengono fomentate da una sinistra immotivatamente arrogante e tutt'altro che im-

"mune da pesanti fenomeni corruttivi che periodicamente coinvolgono i suoi stessi rappresentanti richiederebbero, a mio modesto

"avviso, non solo puntigliose risposte volte a ripristinare un minimo di verità sulle problematiche sollevate ma anche congrue ini-

"ziative finalizzate a portare allo scoperto episodi a dir poco sconcertanti  che hanno visto come protagonisti in negativo proprio 

"alcuni dei suoi esponenti la cui peculiare attività è quella di inveire contro il Presidente del Consiglio senza peraltro fornire mate-

"riale probante a sostegno delle loro deliranti accuse.

"Come pure andrebbero adeguatamente evidenziate, senza sconti per nessuno, le devastanti omissioni  compiute da autorevoli

"personaggi - rientranti a pieno titolo nel variegato palcoscenico italiano sinistroide - i quali, dimentichi delle pesanti responsabi-

"lità a loro derivanti dalle importanti cariche ricoperte, hanno consentito a certi ben individuati avventurieri che scorazzano da de-

"cenni nel mondo bancario nazionale di farsi artefici di colossali crac come quello - ultimo soltanto in ordine temporale - collegato

"alla vicenda PARMALAT.

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"Com'era facilmente prevedibile ne è seguito un silenzio assoluto!!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sempre inseguendo un modo nuovo di fare politica con protagonisti che si impegnino responsabilmente ad anteporre gli interessi

dei cittadini a quelli personali o clientelari, accolsi l'invito di un amico di vecchia data a partecipare ad un convegno promosso nel-

la primavera del 2005 dalla parlamentare europea, On. Luciana Sbarbati, che aveva da poco tempo costituito il "Movimento dei   

Repubblicani Europei", finalizzato a riproporre in campo nazionale, con fermezza e determinazione, l'etica mazziniana per tentare  

di arginare in qualche modo l'inarrestabile caduta della credibilità del paese Italia nel contesto europeo.

A questo convegno l'On. Sbarbati - dopo essersi intrattenuta a lungo con visibile emozione sulla casualità del suo ingresso in poli-

tica, dovuto unicamente al pressante invito a lei rivolto dal compianto Sen. Giovanni Spadolini, che l'aveva in grande stima - ri-

chiamò l'attenzione dei presenti sulla assoluta necessità di combattere con tutti i mezzi la corruzione ormai dilagante in ogni set-

tore della vita civile.

Non volendo tralasciare alcunchè di intentato, decisi di aderire al movimento consegnandoLe "brevi manu" i miei primi tre esposti

ed inviandoLe gli ultimi due alla sede di Bruxelles del Parlamento Europeo molto confidando in questo suo sbandierato impegno

per poter avviare tutte quelle iniziative occorrenti a far piena luce sull'immane crac della PARMALAT.

Ma pur avendo, come di consueto, richiesto reiteratamente di poterLa incontrare di persona, non mi fu mai offerta questa occasio-

ne a motivo dei suoi tanti impegni che, però, non Le impedivano di ricevere tanta altra gente per i più svariati motivi.

Una delusione tanto più grande in quanto accompagnata dall'amarezza di vedere calpestati - proprio da chi li aveva ritenuti irri-

nunciabili - quei principi morali che sono alla base dell'ottica mazziniana.

E' appena il caso di sottolineare come questo ostentato disinteresse - che i politici di casa nostra mostrano ogniqualvolta si trovino

difronte a vicende di grande degrado sociale che coinvolgono i potenti di turno - accomuni senza eccezione alcuna tutti i raggrup-

pamenti dei partiti dell'arco costituzionale.

E sta proprio qui il vero dramma del nostro martoriato Paese visto che la nostra classe politica non si rende ancora conto di cam-

minare da fin troppo termpo sul ciglio di un baratro che prima o poi non potrà che portare a dissoluzione irreversibile!

 

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