Riprendiamoci il nostro destino!

LA NUOVA FRONTIERA DELL'ITALIA REPUBBLICANA.



domenicomastropasqua36@gmail.com

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 E' il titolo del mio libro, di recente pubblicazione, con il quale  - oltre ad occuparmi del crac della PARMALAT nei suoi inconfes-

 sabili retroscena - affronta un tema assai scottante: quello cioè dell'inarrestabile, devastante declino di una Istituzione già pre-

 stigiosa: la Banca d'Italia.                 

 

Se volete saperne di più consultate il mio libro qui di seguito riportato:

Gli inconfessabili retroscena del colossale crac della PARMALAT.pdf (653666)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

                                                                                                                                                                                                                    

 

Con raccomandata inviata in data 12/11/1992 richiamavo l'attenzione dell'allora Governatore della Banca d'Italia, dr. Carlo Aze-

lio Ciampi, sulla esistenza di procedure non regolari messe in opera da una Cassa di Risparmio a rilevanza nazionale presente

nella capitale facendo  così presente nella circostanza:

"Ove a ciò si aggiunga il fatto che sono ormai anni che la nostra città è percorsa da consulenti bancari che offrono un percorso

"privilegiato per l'ottenimento di mutui e finanziamenti  dietro versamento di una percentuale sull'erogato che andrebbe dal 4%

"al 10% a seconda delle "difficoltà" da superare, il quadro che ne viene fuori non è certo dei più esaltanti.

"Che un tale prelievo lo si possa, poi, far rientrare nel novero delle "tangenti" - tanto di moda in questi tempi - o del "pizzo" di si-

"ciliana memoria o di qualcos'altro non fa in verità molta differenza, resta invece lo squallore di una realtà che andrebbe combat-

"tuta con tutti i mezzi disponibili, sopratutto da parte di chi - come la Banca d'Italia - è istituzionalmente deputata al controllo del

"sistema bancario.

"Quale migliore occasione per un salutare quanto necessario controllo in un settore che la fusione delle tre banche ha reso ancor

"più delicato?

"Ma l'occasione è stata fatta cadere.

Questo inaccettabile disinteresse mostrato ancora una volta dall'Organo di Vigilanza ha avuto come prevedibile conseguenza

il diffondersi del devastante fenomeno a livello nazionale come sta lì a dimostrarlo incontestabilmente il recente malaffare emer-

so in occasione delle concessioni delle linee di credito da parte  del Monte dei Paschi di Siena.

Ben altra sarebbe stata la situazione del settore se detto Organo di Vigilanza non avesse da fin troppo tempo diluito il proprio

controllo sull'universo bancario pur essendo stato lo stesso funestato in un passato piuttosto recente da scandali di rovinose

proporzioni.

Ciò è potuto accadere a causa del gretto centralismo attuato da decenni dalla Banca d'Italia - cui per legge è demandato il de-

licato compito di sottoporre a periodici controlli le aziende di credito del sistema - di riservare a sè ed alla sua Vigilanza Cen-

trale la verifica sulle medie e grandi banche (quelle, cioè, che risultano ai fatti detenere il potere finanziario) lasciando alle pro-

prie filiali periferiche il solo controllo sui piccoli organismi.

Sulla base, poi, di tali controlli il Direttorio ed i responsabili della Vigilanza Centrale pro-tempore sono andati tessendo una se-

rie di rapporti privilegiati che hanno consentito loro non solo di posizionare presso ben individuate aziende del sistema innume-

revoli dirigenti della Banca d'Italia di "stretta osservanza" ma anche di ottenere dalle stesse l'appoggio incondizionato per una 

serie di operazioni a sostegno di talune grandi imprese gradite ai vertici stessi.

Quale allora la terapia d'urto per riportare alla normalità un settore così delicato?

Non sembra sussistere altra soluzione che la separazione dalla Banca d'Italia dell'attività di controllo sul sistema bancario, se-

parazione che ci metterebbe finalmente in sintonia con gli altri paesi dell'Unione Europea, dove da anni il controllo sulle azien-

de di credito viene svolto da soggetti diversi dalla Banca Centrale.

Dr. Domenico Mastropasqua, già Ispettore della Banca d'Italia e già Ispettore Tributario.

 

 

 

Varrà la pena di ricordare - per una necessaria chiarezza del problema oggetto dell'indagine - che a seguito di una rilevazione ef-

fettuata dalla Banca dei Regolamenti Internazionali è risultato che il nostro sistema bancario ha evidenziato negli ultimi anni un

ammontare di sofferenze capace di erodere circa i 2/3 del suo patrimonio complessivo  e di incidere sul totale dei prestiti erogati

con poco meno di dieci punti percentuali che ci colloca nella poco gradita classifica mondiale al terzo posto dietro l'India, che evi-

denzia un rapporto superiore al 15%, e a ridosso del Messico, che a sua volta registra una percentuale superiore al 12%.

Difronte ad una così evidente compromissione della gestione del credito nel nostro Paese, che cosa fa la Banca d'Italia?

Anzichè pretendere dai responsabili bancari di provvedere con la massima tempestività a rimuovere tutti coloro che questo risul-

tato catastrofico hanno prodotto con il loro irresponsabile scandaloso operato altrimenti voluto - non mancando nella circostanza

di sottolineare che lasciando ai loro posti i protagonisti di tale scempio la situazione non potrà che peggiorare trascinando così

nel baratro la platea dei contribuenti italiani chiamati, come sempre, a ripianare i tanti errori prodotti da questa vergognosa politi-

ca creditizia che continua a premiare comportamenti manifestamente dirompenti - è giunta persino ad attribuire alle aziende di cre-

dito del sistema la facoltà di cedere "pro soluto", a fronte di contropartite di ammontare ridicolo, crediti in sofferenza di difficile esa-

zione, autorizzandole in buona sostanza a portare a spese del conto economico dei loro bilanci annuali il risultato della loro scan-

dalosa inefficienza ovvero della loro compromettente gestione del denaro pubblico (che di questo, purtroppo, si tratta!), concorren-

do così a sottrarre all'erario migliaia di miliardi di Euro, che altrimenti verrebbero tassati a totale beneficio del deficit statale ed a 

conseguente parziale ristoro del pesantissimo prelievo fiscale oggi gravante sui contribuenti italiani.

Sarà nostra cura illustrare nei prossimi articoli le ulteriori discutibili iniziative promosse dal nostro Istituto di Emissione a favore 

delle banche del sistema.

 

 

 

 

 

 

La recente approvazione da parte del nostro Parlamento della legge che ha conferito alla Banca d'Italia la facoltà di procedere al-

la rivalutazione delle quote del suo capitale sociale in mano alle aziende di credito partecipanti ha il pregio di far capire anche ai

più riottosi a che punto è giunto il nostro Istituto di Emissione il quale - anche a costo di perdere per l'ennesima volta la sua trabal-

lante credibilità difronte all'opinione pubblica - non si è lasciata sfuggire la ghiotta occasione di offrire alle medesime una sostan-

ziosa plusvalenza in bilancio, tanto più invocata se rapportata alla pericolosissima esplosione dei protesti bancari che sta com-

promettemdo l'assai precario equilibrio dei loro conti economici.        

L'ennesima conferma di quanto immane sia il potere che esercita il sistema creditizio nostrano sopratutto quando il Parlamento

continua a legittimare con incarichi ministeriali di prestigio l'operato del vertice della banca d'Italia che - anzichè riflettere dovero-

samente sul totale fallimento dell'attività di controllo sulle banche esercitata dalla "Vigilanza" come conseguenza della scelta 

scellerata compiuta dal Direttorio alla fine degli anni '70 diretta più ad assecondare che a contrastare le devastanti procedure po-

ste in essere dai responsabili delle più importanti aziende di credito operanti in Italia giungendo perfino ad assicurare una vergo-

gnosa copertura ad alcuni ben individuati avventurieri sempre presenti nel delicato comparto (il devastante malaffare emerso nel

Monte dei Paschi di Siena costituisce, a ben vedere, soltanto l'ultima in ordine di tempo ) - si adopera in tutti i modi a porre in es-

sere ogni espediente pur di alimentare il potere delle stesse a scapito della massa dei contribuenti onesti spremuti oltre ogni limi-

te.

A ulteriore supporto di questo scandaloso modo di operare dell'Istituto di Emissione sarà sufficiente esaminare alcune delle più

tracotanti  iniziative assunte dallo stesso in un recente passato partendo da quella mirata a risolvere in modo eclatante il problema

della vergognosa gestione clientelare da parte delle stesse.

Mi riservo, quindi, di affrontare questo spinoso argomento nel prossimo articolo.

                                                                                                       

 

 

 

                                                                                                                             

Assolutamente inimmaginabili sono, poi, le conclusioni raggiunte dai protagonisti dei seguenti due episodi, che stanno lì a dimo-

strare l'abisso in cui è sprofondata l'etica di una moltitudine di personaggi che pur non perdono occasione, mediante organi di 

stampa, di presentarsi agli italiani come fustigatori inflessibili del malcostume imperante!

Ma procediamo con il primo.

Sempre spinto dal desiderio di trovare qualcuno che avesse il coraggio civile di affrontare a muso duro le tante violazioni di legge

compiute nella vicenda PARMALAT, mi indussi  a parlarne con un sindacalista a cui chiesi di segnalarmi il nome di un giornalista

di un periodico a valenza nazionale interessato ad affrontare sulla stampa la spinosa vicenda.

Mi assicurò di potermi in qualche modo aiutare visto che da tempo era in cordiali rapporti con un redattore del settimanale MILA-

NO/FINANZA, responsabile del settore economico.

Curai, quindi, di prendere contatti telefonici con l'interessato, invitandolo a venirmi a trovare a casa mia. Trovandosi, però, momen-

taneamente occupato con altra delicata vicenda, mi segnalò il nome di un suo stretto collaboratore al quale - in occasione della 

sua visita - feci tenere copia dei primi quattro esposti con l'intesa che, dopo attenta lettura , si sarebbe fatto sentire nel giro di po-

chi giorni.

Di giorni, tuttavia, ne passarono parecchi al punto tale da indurmi a prendere l'iniziativa di contattarlo per le vie telefoniche.

Con visibile imbarazzo mi precisò che - risultando implicato nella vicenda il Presidente del Gruppo Cassa di RIsparmio di Roma -

erano obbligati a lasciar cadere ogni iniziativa in quanto MILANO/FINANZA era azionista della Banca di Roma e, pertanto, non

potevano andare contro i propri interessi visto che uno scandalo di quelle dimensioni avrebbe avuto conseguenze pesantemente

negative sul titolo della banca in questione!

Assolutamente incredibile!!!

Dò per scontato che alla lettura di queste righe pioveranno smentite a tutto piano, come è prassi consolidata in questo nostro Pae-

se ogniqualvolta la gente viene messa difronte alle proprie responsabilità.

Ma l'attendibilità di quanto affermato è facilmente verificabile andando a scorrere l'elenco dei soci della Banca di Roma, dove è

verosimile possano trovarsi sia la stessa MILANO/FINANZA  sia il redattore da me contattato inizialmente.

Ad ulteriore supporto  di quanto da me riportato, c'è il contenuto del foglio a me indirizzato dalla sede romana del predetto perio-

dico che qui si ripropone:

"Mi scuso con lei dell'accaduto.

"...................(come tanti altri colleghi) è in ferie in questi giorni.

"A presidiare la redazione romana di MF siamo rimasti solo in due e, purtroppo, non riusciamo a dedicarci a tutto quello che vor-

"remmo.

"Il documento che ci ha sottoposto è di sicuro interesse e meriterebbe opportuni approfondimenti che in questo momento non sia-

"mo in grado di compiere.

"Scusandoci ancora dell'accaduto..............

Approfondimenti che - come peraltro già avvenuto in tante altre delicate vicende di interesse nazionale - non hanno avuto alcun

seguito nemmeno nei momenti successivi!!!

                                                                                      /////////////////////////////////////

Altrettanto incredibili appaiono, poi, le conclusioni raggiunte nel secondo episodio che ha avuto come protagonista il giornalista

del "CORRIERE DELLA SERA", Sergio Rizzo, autore, insieme al suo collega Gian Antonio Stella, del bestseller "LA CASTA",

la cui lettura mi fece ben sperare in un suo possibile coinvolgimento su un tema tanto scottante come quello del crac della PAR-

MALAT.

Decisi, così, di contattarlo telefonicamente presentandomi naturalmente come ex Ispettore della Banca d'Italia, spettatore suo mal-

grado di comportamenti oltre il lecito dei vertici di detto Istituto,  precisandogli che sarei stato lieto - ove l'argomento fosse stato da

lui ritenuto di sicuro interesse - di riceverlo a casa per mostrargli la documentazione in mio possesso che quei comportamenti evi-

denziava in modo netto ed inconfutabile. 

Nel consegnargli copia dei miei esposti, volli richiamare la sua attenzione sui "rapporti inquietanti" esistenti tra i vertici pro-tempo-

re della Banca d'Italia ed il Presidente del Gruppo Cassa di Risparmio di Roma, rag. Cesare Geronzi.

A sentire pronunciare il nome di detto personaggio ebbe un moto di stizza a cui fece seguito una affermazione di questo tipo "Il

personaggio da lei citato è a tutti gli effetti un intoccabile"!

Per la qualcosa - pur trattenendosi i documenti a lui esibiti - fece chiaramente capire che era purtroppo impossibilitato a dare un

seguito alla spinosa vicenda!

In proposito non si può del tutto escludere - come di norma accade in siffatte circostanze - che possano pervenire dall'interessato

secche smentite a quanto da me testè evidenziato.

Ciò non toglie che è del tutto inimmaginabile che quanto da me rappresentato con la consueta chiarezza e responsabilità possa

valutarsi semplicisticamente come frutto della mia fantasia, tanto più se si tiene nel dovuto conto le tante coperture che il perso-

naggio in questione ha sempre goduto e tuttora gode presso le sitituzioni del nostro Paese.

 

A chiusura  di questo deludente percorso a seguito della suesposta indifferenza mostrata dai personaggi da me coinvolti sulla spi-

nosa vicenda del crac PARMALAT, decisi di tentare ancora una volta di interessare la stampa quotidiana intrattenendo il nuovo 

Direttore di "LIBERO" come pure de "IL GIORNALE" e de "LA PADANIA" con la raccomandata del 26 ottobre 2009 il cui testo si

riporta qui di seguito nei suoi passi più rilevanti:

"Le durissime polemiche che da fin troppo tempo vengono fomentate da una sinistra immotivatamente arrogante e tutt'altro che im-

"mune da pesanti fenomeni corruttivi che periodicamente coinvolgono i suoi stessi rappresentanti richiederebbero, a mio modesto

"avviso, non solo puntigliose risposte volte a ripristinare un minimo di verità sulle problematiche sollevate ma anche congrue ini-

"ziative finalizzate a portare allo scoperto episodi a dir poco sconcertanti  che hanno visto come protagonisti in negativo proprio 

"alcuni dei suoi esponenti la cui peculiare attività è quella di inveire contro il Presidente del Consiglio senza peraltro fornire mate-

"riale probante a sostegno delle loro deliranti accuse.

"Come pure andrebbero adeguatamente evidenziate, senza sconti per nessuno, le devastanti omissioni  compiute da autorevoli

"personaggi - rientranti a pieno titolo nel variegato palcoscenico italiano sinistroide - i quali, dimentichi delle pesanti responsabi-

"lità a loro derivanti dalle importanti cariche ricoperte, hanno consentito a certi ben individuati avventurieri che scorazzano da de-

"cenni nel mondo bancario nazionale di farsi artefici di colossali crac come quello - ultimo soltanto in ordine temporale - collegato

"alla vicenda PARMALAT.

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"Com'era facilmente prevedibile ne è seguito un silenzio assoluto!!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sempre inseguendo un modo nuovo di fare politica con protagonisti che si impegnino responsabilmente ad anteporre gli interessi

dei cittadini a quelli personali o clientelari, accolsi l'invito di un amico di vecchia data a partecipare ad un convegno promosso nel-

la primavera del 2005 dalla parlamentare europea, On. Luciana Sbarbati, che aveva da poco tempo costituito il "Movimento dei   

Repubblicani Europei", finalizzato a riproporre in campo nazionale, con fermezza e determinazione, l'etica mazziniana per tentare  

di arginare in qualche modo l'inarrestabile caduta della credibilità del paese Italia nel contesto europeo.

A questo convegno l'On. Sbarbati - dopo essersi intrattenuta a lungo con visibile emozione sulla casualità del suo ingresso in poli-

tica, dovuto unicamente al pressante invito a lei rivolto dal compianto Sen. Giovanni Spadolini, che l'aveva in grande stima - ri-

chiamò l'attenzione dei presenti sulla assoluta necessità di combattere con tutti i mezzi la corruzione ormai dilagante in ogni set-

tore della vita civile.

Non volendo tralasciare alcunchè di intentato, decisi di aderire al movimento consegnandoLe "brevi manu" i miei primi tre esposti

ed inviandoLe gli ultimi due alla sede di Bruxelles del Parlamento Europeo molto confidando in questo suo sbandierato impegno

per poter avviare tutte quelle iniziative occorrenti a far piena luce sull'immane crac della PARMALAT.

Ma pur avendo, come di consueto, richiesto reiteratamente di poterLa incontrare di persona, non mi fu mai offerta questa occasio-

ne a motivo dei suoi tanti impegni che, però, non Le impedivano di ricevere tanta altra gente per i più svariati motivi.

Una delusione tanto più grande in quanto accompagnata dall'amarezza di vedere calpestati - proprio da chi li aveva ritenuti irri-

nunciabili - quei principi morali che sono alla base dell'ottica mazziniana.

E' appena il caso di sottolineare come questo ostentato disinteresse - che i politici di casa nostra mostrano ogniqualvolta si trovino

difronte a vicende di grande degrado sociale che coinvolgono i potenti di turno - accomuni senza eccezione alcuna tutti i raggrup-

pamenti dei partiti dell'arco costituzionale.

E sta proprio qui il vero dramma del nostro martoriato Paese visto che la nostra classe politica non si rende ancora conto di cam-

minare da fin troppo termpo sul ciglio di un baratro che prima o poi non potrà che portare a dissoluzione irreversibile!

 

.

 

 

 

 

 

 

Risultati vani i reiterati tentativi di coinvolgere esponenti della politica e della stampa quotidiana sulla disastrosa situazione morale

del nostro Paese, pensai bene di allargare l'orizzonte di questa mia indagine intrattenendo sull'argomento l'allora Presidente di 

Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, con la raccomandata del 10 gennaio 2006, il cui contenuto qui si  ripropone:

"Le considerazioni da Lei svolte nell'articolo "Da crisi e scandali l'Italia può uscirne" apparso  sul "S0LE/24 ORE" del dicembre u.s

"mi sono giunte assai gradite non solo per la grande autorevolezza di chi le ha formulate ma sopratutto per la Sua indomabile vo-

"lontà di ricercare puntigliosamente tutte quelle iniziative atte a trarre il nostro bistrattato Paese dalle pastoie di una economia da

"troppo tempo stagnante che sta avendo un impatto devastante sul futuro dei nostri figli.

"Mi riferisco in particolare a quanto da Lei così sottolineato: "In generale sentiamo un forte bisogno di persone per bene, di gente

"che faccia bene il proprio mestiere e che sia pronta in ogni momento a rispondere di quello che fa e come lo fa. Purtroppo manca-

"no etica e senso dello stato". In proposito - come peraltro facilmente rilevabile dall'esame dell'esposto inviatoLe in data 22/8/2005

"ed anche degli altri due qui acclusi in copia- non ho mai mancato nel corso della mia attività lavorativa di uniformarmi proprio a

"quei principi da Lei ritenuti a ragione essenziali per un corretto ed ordinato sviluppo della nostra economia.

"Devo, purtuttavia, ammettere con grande rammarico che queste qualità non hanno trovato in passato nè molti estimatori nè tanto-

"meno riconoscimenti di sorta.

Ciò detto, nell'intento, poi, di verificare se queste sbandierate finalità programmatiche - portate avanti da un così autorevole perso-

naggio del firmamento economico italiano all'epoca anche portavoce della quasi totalità delle imprese operanti sul nostro territo-

rio - avessero un riscontro concreto nella realtà quotidiana, mi sembrò doveroso, in chiusura di questa mia raccomandata, offrir-

gli la mia piena disponibilità per il raggiungimento di un siffato impegnativo traguardo così precisando: "Sarebbe, pertanto, motivo

di orgoglio per me se potessi fornirLe una qualche collaborazione nei modi e nei termini che Ella riterrà opportuni nel presuppo-

sto che il cammino da percorrere è ancora lungo ed irto di grandi difficoltà......".

L'assoluto silenzio che  ne seguì costituisce, a ben vedere, l'ennesima conferma della manifesta incoerenza comportamentale dei

preposti alle nostre istituzioni i quali - pur non mancando in ogni occasione di lamentarsi per l'esistenza di macroscopiche incon-

gruenze nella gestione del Paese - si guardano bene dall'assumere nel loro ambito tutte quelle iniziative idonee proprio alla appli-

cazione concreta di quanto da loro auspicasto.

 

 

 

 

 

 

 

 

Nonostante le tante cocenti delusioni derivanti dall'inaccettabile indifferenza mostrata dai personaggi politici da me intrattenuti in

precedenza sulla scandalosa vicenda dell'immane crac della Parmalat, non volli rinunciare a proseguire nel cammino intrapreso

coivolgendo questa volta la stampa nazionale nella persona dell'allora Direttore del quotidiano "LIBERO", dr. Vittorio Feltri, in ra-

gione del suo conclamato impegno a portare a conoscenza dell'opinione pubblica le tante prevaricazioni e malversazioni che con

troppa frequenza si compiono nel nostro bistrattato Paese.

Ciò che feci con raccomandata del 10/3/2005, che qui si ripropone nella sua interezza:

"Le durissime polemiche che periodicamente si scatenano in occasione delle nomine più prestigiose (o delle relative conferme)

 negli Enti a rilevanza nazionale evidenziano senza ombra di dubbio la grande difficoltà che i nostri Governanti incontrano nel 

 riadattare la loro contorta mentalità alle sacrosanti aspettative degli italiani di vedere finalmente applicato quell'irrinunciabile cri-

 terio di selezione che ponga nel giusto risalto l'onestà e la professionalità dei prescelti a tali incarichi.

 Tanto più se la scelta da operare è notoriamente delicata come nel caso se convenga o meno fissare un limite temporale al man-

 dato di Governatore della Banca d'Italia, considerata l'ampia autonomia decisionale di cui gode il nostro Istituto di Emissione.

 Che esista un problema di definizione di siffatto limite  non lo nega più nessuno ma ritenere che sia soltanto questo il problema

 è una semplificazione da prima Repubblica, non più accettabile perchè scopertamente finalizzato a distogliere l'opinione pubblica

 dall'aspetto più rilevante che è quello, invero, della corretta gestione di tale importantissimo Istituto!

 Ed è proprio su quest'ultimo delicatissimo tema che io desidero richiamare la Sua autorevole attenzione considerato che i mag -

 giori scandali che stanno da tempo funestando questo nostro bistrattato Paese - il clamoroso crac della "Parmalat" è soltanto il

 più recente - chiamano pesantemente in causa proprio la responsabilità dei vertici della Banca d'Italia, i quali sono soliti preten-

 dere dai Governanti quei "comportamenti esemplari" che essi deliberatamente ignorano o calpestano nello svolgimento delle lo-

 ro funzioni!.

 Poichè Ella, con il Suo quotidiano, ha avviato da tempo una sacrosanta battaglia per combattere con ogni mezzo le innumerevoli

 "rendite di posizione" dei tanti alti burocrati che infestano il nostro Paese, è mia profonda convinzione che Ella rappresenti ai fatti

 la vera ultima spiaggia per portare a conoscenza dell'opinione pubblica gli ambigui retroscena di questa vergognosa intollerabile

 gestione del caso "Parmalat" così come portato avanti dai Responsabili dell'Istituto di Emissione, tuttora in attività!

 A tal fine provvedo a rimetterLe: a) copia delle due raccomandate  fatte tenere all'allora Governatore della Banca d'Italia, dr. Car-

 lo Azelio Ciampi; b) copia dei quattro esposti inoltrati alle Procure competenti alle date rispettivamente del 18/10/1993, 16/9/19,

 15/9/1995 e 12/1/2004 in ordine ai mancati inspiegabili (ma non del tutto!) controlli che la "Vigilanza sulle aziende di credito" a-

 vrebbe dovuto doverosamente effettuare nei confronti del Gruppo Cassa di Risparmio di Roma a seguito delle puntuali segna-

 lazioni fatte avere da un suo Ispettore proprio della "Vigilanza Centrale".

 Non si può, per altro verso, sottacere come quei "legami inquietanti" intercorrenti tra il dr. Fazio ed il dr. Desario da una parte ed il

 rag. Geronzi dall'altra siano arrivati a tal punto di sfrontatezza da costringere l'uomo della strada ad assistere allo squallido duetto

 di un Governatore della Banca d'Italia che, forte della propria autorità e fiducioso nella propria impunità, si fa garante senza alcun

 pudore del corretto comportamento dei Responsabili del Gruppo "Cassa di Risparmio di Roma" e del Presidente di quest'ultimo

 che si spertica in tutti i luoghi per dimostrare la grande utilità per il sistema creditizio Italia di assicurare il mandato a vita all'attua-

 le Governatore!

 Aberrante, soltanto aberrante!

 Nel ringraziarLa per la cortese attenzione che Ella vorrà riservare a questa sconcertante pericolosissima vicenda - manifestamen-

 te foriera di prevedibili ulteriori catastrofi finanziarie che chiameranno in ballo, come di consueto, gli ignari contribuenti italiani già

 fin troppo tartassati - desidero fin d'ora assicurarLe la mia assoluta disponibilità ad offrirLe ogni utile ragguaglio".

 L'assoluto silenzio che ne seguì lascia chiaramente intendere che il Direttore Feltri ha verosimilmente ritenuto che il crac della

 PARMALAT - pur con i suoi 14 miliardi di Euro di perdite pari a circa 28 mila miliardi delle vecchie lire - non debba poi conside-

 rarsi così dirompente visto che a pagare le micidiali conseguenze sono state appena poche decine di migliaia di risparmiatori,

 peraltro colpevoli di aver riposto troppa fiducia nell'operato delle autorità preposte alla regolamentazione del delicatissimo com-

 parto bancario/finanziario

 

 

 

 

Ancuni giorni dopo l'invio della raccomandata all'On. Giulio Tremonti, volli, in data 7/11/2003, intrattenere sullo scandaloso modo

di procedere dei Vertici della Banca d'Italia  il Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera dei deputati, On. 

Bruno Tabacci, al quale provvidi a rappresentare lo stato di grave compromissione del nostro sistema bancario sulla base sia del-

le considerazioni da me svolte in occasione  dell'invio della raccomandata all'On. Tremonti sia delle conclusioni raggiunte nei tre

citati esposti all'uopo fatti tenere nella circostanza, non mancando in chiusura del foglio di così precisare:

"A tale proposito, ho ritenuto doveroso sottoporre un siffatto scenario alla Sua autorevole attenzione, memore delle tante perples-

 sità da Lei manifestate a mezzo stampa in ordine sia al discutibile contributo dato dalle banche del sistema allo sviluppo del no-

 stro Paese sia alla carente azione di controllo svolta dalla Banca d'Italia sul sistema stesso."

Sorprendentemente l'On. Tabacci mi rispose con foglio del 13/11/2003 di cui si riporta qui si seguito il testo:

"La ringrazio molto per le note che mi ha inviato il 7 novembre u.s.

 Come Lei probabilmente sa nel gennaio 2001 ho presentato una proposta di legge di riordino delle autorità indipendenti.

 Ne trasmetto una copia. Molte delle questioni che Lei solleva sono originate dal contrasto di interessi tra la vigilanza e la legisla-

 zione del sistema bancario.

 Le Sue osservazioni lo confermano ampiamente.

 Ci sarà sicuramente occasione per scambiare qualche opinione più approfondita".

Molto contando sul suo dichiarato intendimento di cogliere l'occasione per un utile approfondimento sulle tante anomalie esistenti 

nel settore bancario, mi sembrò assolutamente doveroso porre mano ad una nuova raccomandata a lui diretta in data 15/1/2004

il cui contenuto qui si ripropone:

"Come da intese intercorse per le vie telefoniche, sono qui a rimetterLe copia, con i relativi allegati, del nuovo esposto - inviato

 il 12 corrente ai Pubblici Ministeri, dr. Francesco Greco e dott.sse Silvana Cavallari e Antonella Ioffredi - con il quale ho provve-

 duto a fare maggiore chiarezza su taluni aspetti, illustrati in precedenza, verosimilmente rilevanti per l'indagine sul crac PARMA-

 LAT".

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Sperando di poterLa incontrare al più presto.........".

L'assoluto silenzio dietro il quale si trincerò l'On. Tabacci costituisce a ben vedere l'ennesima dimostrazione del modo tutto parti-

colare di procedere dei politici nostrani dediti da fin troppo tempo ad esaurire il loro delicato compito inseguendo da una parte fi-

ni smaccatamente utopistici - e per questo mai raggiungibili - e dall'altra ben attenti a non calpestare i piedi alle persone eccellen-

ti o ai potenti di turno onde evitare possibili ripercussioni negative sulle loro inesauribili ambizioni carrieristiche!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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